Latina: il 26 maggio 2012 la chiusura della mostra del pittore Vincenzo Farruggia
Sabato 26 maggio a partire dalle 19, e per tutta la serata, presso la Galleria Spazio Comel si assisterà alla chiusura della mostra del pittore Vincenzo Farruggia. Il finissage sarà impreziosito da letture in dialetto siciliano del poeta palermitano Ignazio Buttitta.
La prima lirica, “Lingua e Dialettu”, trasuda l’essenza della propria lingua madre: ognuno vede nell’idioma, lingua o dialetto, il simbolo dell’esistenza intesa come collettività. E attraverso esso l’individuo prende parte attiva alla vita sociale. Dalla poesia emerge che, nella storia del genere umano, quando un popolo ha voluto prevalere su un altro, lo ha fatto sottraendo l'uso del suo idioma, imponendogli il proprio. E ogni volta che una lingua muore perché più nessuno la parla, va persa una “cultura”, sia pure orale, costruita nell’arco di secoli. Ma la morte di una lingua, di un dialetto, assume varie forme: si ha quando la gente abbandona le proprie origini per abbracciarne di più “nazionali”.
Quest’“emancipazioni” non devono far rinunciare all'uso del dialetto natìo, così come ad insegnarlo ai propri figli, perché possono aiutarci a parlare una lingua più vicina alla realtà in cui viviamo, arricchita da toni di concretezza, espressività, calore umano… La seconda poesia s’intitola “Lu trenu di lu suli”: è un’intensa lirica dedicata all’immensa tragedia belga accaduta nella miniera di Marcinelle che l’8 agosto 1956 vide tra le 262 vittime molti siciliani. E’ un pezzo in cui il dolore passo passo si tocca con mano, partendo dalle difficoltà legate all’emigrazione, come lasciare la propria famiglia e sentire la profonda nostalgia della vita di casa, fino a quell’abisso creatosi all’arrivo della notizia della tragica morte di tanti connazionali nel crollo della miniera.
Vita e morte che s’intrecciano in condizioni estreme… Le liriche ben si si inseriscono nella ricerca pittorica di Vincenzo Farruggia, artista di origine siciliana residente a Pescara, in cui c’è l’attrazione per il mare in senso reale e concreto, ma ancor più metaforico, inteso come perimetro della memoria per perlustrare, scandagliare e rievocare orizzonti lontani nel tempo per dissipare caos e favorire il ritorno alla bellezza universale. E il mare da sempre è simbolo di viaggi, spostamenti, cambiamenti di vita… che nelle note della seconda lirica assumono i caratteri della tragicità di Marcinelle e, nelle opere di Farruggia sono costellate di un andirivieni di volti di contadini, pescatori, zolfatari, la cui positività s’esprime in colori accesi, s’accentua con forme geometriche originali, mai scontate e trionfa nello splendore artistico scandito da tratti di “sicilianità”… Lo stesso trasparente filo conduttore sembra legare insieme le liriche di Buttitta e le opere di Farruggia: “continuare ad interpretare il dialetto o sostituirlo con la lingua del Continente?”, “restare o partire?”, sembrano essere gli interrogativi del poeta, ai quali il pittore risponde con rilievo di classicità della Magna Grecia definita da anfore, brocche, archi, capitelli, ruderi, maschere, profili umani contestualizzati però in una piena luce mediterranea, caratterizzati da intensità di toni che suscitano energie, slanci e prospettive lavorative e di vita nuove… Le opere dell'artista d'origine siciliana sono occasione di ricerca di equilibrio tra natura e memoria, in un’alternanza di sfumature accese delle opere di eventi che scandiscono l'esistenza, sempre in bilico tra passato e futuro, come del resto la vita dello stesso pittore suggerisce vista la sua sicilianità trapiantata nel pescarese… Le tele, squadrate e regolari, trasmettono frantumazione e scomposizione dello stile che resta così enigmatico... Come a dissolvere concezioni degli osservatori, che spogliati delle proprie certezze, sono costretti ad interrogarsi sulle tele e dunque sulla vita che esse nascondono.
E intimamente sulle proprie identità.
Biografia
Vincenzo Farruggia nato in Sicilia nel 1958, attualmente vive e opera a Pescara. Tra le sue esposizioni più recenti quella presso il Museo Casa Natale di D’Annunzio dal titolo “La Menaide della memoria” a cura di Leo Strozzieri (luglio 2007), la partecipazione alla IV Biennale internazionale di grafica 2006 “TERRA” a cura di Antonio Grimaldi presso il museo Michetti di Francavilla e a cura di Joan-Lluìs De Yerba presso il Favellò Firal di San Carles de la Rapita, rispettivamente patrocinate dall’assessorato alla Cultura del comune di Francavilla al Mare e dall’Ajutamente de Sant Carles de la Rapita Regidoria de cultura. Sempre nel 2006 partecipa alle collettive “I.S.d’A quarant’anni e oltre 1963/2005” presso l’Auditorium della Biblioteca Comunale di Caltanissetta, patrocinate dal ministero dell’Istruzione, Assessorato Regionale ai beni Culturali e Artistici e Pubblica Istruzione, dalla Provincia di Caltanissetta, dal Comune di San Cataldo.
Nel Dicembre 2005 è nella collettiva “I.S.d’A quarant’anni e oltre 1963/2005” presso i locali dell’ISA di San Cataldo (CL). Nel Giugno 2005 è vincitore del 3° premio nazionale per la sezione disegno nell’ambito della rassegna “I sentieri dell’anima” presso la Sala Celestiniana di Collemaggio de L’Aquila, patrocinata dalla Regione Abruzzo e dalla Provincia de L’Aquila. Nell’Agosto 2003 tiene la personale “La città delle pietre parlanti” presso il castello medievale di Roccascalegna (CH) con il patrocinio della proloco, così come nel Giugno 2003 presso il Ritrovo del Parrozzo a Pescara.
Biografia di Ignazio Buttitta
Autodidatta, fece molti mestieri: garzone di macellaio, salumiere, grossista in alimentari, rappresentante di commercio. Il 15 ottobre 1922, alla vigilia della "marcia su Roma" capeggiò una sommossa popolare. Nello stesso anno fondò il circolo di cultura "Filippo Turati", che settimanalmente pubblicava il foglio "La povera gente". Fino al 1928 fu condirettore del mensile palermitano di letteratura dialettale "La Trazzera", soppresso dal fascismo. Dopo aver pubblicato Sintimintali (1923) e il poemetto in lingua siciliana Marabedda (1928) il poeta ufficialmente tacque, ma le sue poesie continuarono a circolare clandestinamente. La sua prima lirica antifascista fu pubblicata, nel 1944, sul secondo numero di "Rinascita".
Solo nel 1954, con Lu pani si chiama pani, Buttitta ricominciò a pubblicare le sue opere, che gli diedero fama internazionale. Nel 1943 Bagheria era stata bombardata e Buttitta, per allontanare la famiglia dai pericoli della guerra, - moglie e quattro figli - si trasferì a Codogno, Milano. Ritenne di poter tornare da solo in Sicilia, ma lo sbarco degli Alleati gli impedì di attraversare lo stretto di Messina. Durante la permanenza in Lombardia, Buttitta partecipò alla lotta clandestina e venne arrestato due volte dai fascisti. Quando, dopo la Liberazione, tornò in Sicilia, trovò i suoi magazzini di generi alimentari saccheggiati. Per sfamare la famiglia fu costretto a ritornare in Lombardia e a intraprendere l'attività di rappresentante di commercio: fu questo un importante periodo di approfondimento per il poeta, che poté incontrare e frequentare quasi ogni sera Quasimodo e Vittorini. Nel 1960 si stabilisce definitivamente a Bagheria fino al 5 aprile 1997 data della sua morte.
SPAZIO COMEL via Neghelli, 68 Latina
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
su Facebook la pagina Spazio Comel Ingresso libero Siti di riferimento http://www.spaziocomel.it/ http://www.farruggiavincenzo.it/